Lumen, Watt e lux: cosa indicano e come interpretarli in casa
Quando pensiamo ai dettagli legati all’illuminazione in casa, per capire davvero cosa c’è dietro alla bellezza estetica dobbiamo soffermarci sul significato di alcuni termini.
Partiamo da “lumen”. Quando si utilizza questa parola, si inquadra l’unità di misura della luminosità di qualsiasi fonte di luce.
Si può quindi parlare della lampadina a LED scelta per la plafoniera in salotto – se ne stai cercando una, prendi ispirazione dalle proposte di Vivida International, uno dei brand più amati del momento in ambito light design – così come della luce solare.
Diverso dall’intensità luminosa, il lumen, spesso riportato con l’acronimo lm, riguarda nello specifico il flusso luminoso, ossia l’energia che la fonte irradia nell’arco di un secondo.
Dietro a ogni progetto illuminotecnico professionale c’è anche l’attenzione ai lux, spesso confusi con i lumen (i concetti sono ben diversi).
A fare la differenza ci pensa un particolare su tutti: nel caso dei lux, si prende in considerazione la stessa quantità di luce misurata dal lumen, ma proiettata su una determinata superficie.
Cosa dire, invece, dei Watt? Che si tratta dell’unità di misura della potenza dei punti luce.
Nel momento in cui si guarda alla gestione pratica dell’illuminazione in casa, il rapporto tra lumen e Watt fa la differenza lato risparmio energetico.
In passato, quando lo standard in commercio erano le lampadine a incandescenza, la luminosità veniva calcolata sulla base dei Watt consumati. Oggi si tratta di un parametro che non ha più senso, in quanto possiamo acquistare soluzioni a basso consumo come le lampadine a LED.
A parità di Watt, a seconda dell’efficienza le lampadine possono emettere una quantità differente di lumen.
Come gestire lux e lumen a livello pratico
Come gestire le informazioni relative a lux e lumen quando arriva il momento della progettazione? Bisogna soffermarsi su aspetti come la metratura della stanza e la tipologia di attività che all’interno di essa si svolge.
Per un progetto davvero preciso, è opportuno valutare anche le peculiarità pratiche delle varie zone.
Questo approccio è particolarmente importante in cucina, dove si possono trovare aree come il piano di lavoro e la zona centrale.
Nel primo caso, va benissimo un’intensità compresa fra i 500 e i 600 lux. Si tratta di un range medio, perfetto per favorire la concentrazione e, nel contempo, prevenire l’affaticamento visivo (viene infatti raccomandato per gli uffici).
Nella zona centrale, dove, molto spesso, si possono trovare tavoli e banconi dedicati al pranzo o al relax con gli amici sorseggiando un aperitivo. In questi frangenti, l’illuminamento ideale è compreso fra 200 e 300 lux.
Si tratta chiaramente di un’intensità inferiore, che va benissimo anche come fonte di illuminazione generale in camera da letto.
Come valutare il numero di fonti luminose necessarie in una stanza
Le grandezze sopra menzionate aiutano anche a decidere quante fonti luminose collocare nelle varie stanze della casa.
Facciamo un esempio concreto immaginando il caso di un salotto con un’ampiezza di 25 metri quadri.
Considerando il fatto che, per la luce generale del living, i light designer raccomandano un illuminamento di 200 lux, se si puntasse su lampade da 700 lumen ciascuna sarebbe necessario acquistarne 7 per un’illuminazione davvero efficace.
Come siamo arrivati a questo risultato? Ecco tutti gli step:
- Si parte calcolando i lux per singola lampada, dividendo il numero di lumen per i metri quadri da illuminare.
- Per calcolare l’effettivo numero di fonti luminose necessarie, si prende il numero di lux consigliati per l’illuminazione generale del soggiorno dividendolo per i lux della singola lampada.
Questa procedura ci permette di capire in maniera più che chiara che dietro al fascino immediato dell’illuminazione di una stanza c’è uno studio che va ben oltre la questione estetica, che rimane comunque estremamente preziosa.
