Consumi stufa elettrica

Quanto consuma una stufa elettrica?

In questi tempi, l’attenzione ai consumi sembra aver ricevuto un maggior peso da parte dei consumatori. Per questo motivo tutti si domandano quali siano i migliori metodi di riscaldamento per la casa o per singoli ambienti. Tra le opzioni di maggior rilievo, c’è sicuramente la stufa elettrica. Questo prodotto ha ormai conquistato molti utenti che nei periodi invernali, o già in autunno inoltrato, scelgono di riscaldarsi in questo modo. Il suo successo è determinato dalla semplicità d’utilizzo e dalle prestazioni relativamente sicure e soddisfacenti. Tutto sembra essere convincente, ma in periodi d’incertezza economica ci si potrebbe domandare: quanto consuma una stufa elettrica? Il quesito è generato dalla paura di aspettarsi una bolletta della corrente elettrica troppo alta. Vediamo quindi quanto consuma e come sfruttare al massimo questo prodotto.

Le tipologie

Non è possibile esprimere un dato in termini di consumi senza prima aver vagliato tutti i prodotti oggi in commercio. La base di funzionamento della stufa elettrica è quella di generare calore facendo passare un flusso di corrente elettrica lungo una resistenza metallica o tramite speciali lampade. Lo schema di base è per molti versi riconducibile alle antiche lampade alogene che generavano più calore che luce facendo passare l’elettricità lungo un filo di tungsteno.

Amplificando e sviluppando a dovere questo meccanismo si è presto arrivati a ottenere modelli di stufe prestanti e di grande impatto. Come accade spesso per molti prodotti, la stufa elettrica è stata sviluppata in più modelli. Le tipologie fanno riferimento a tre macro-gruppi:

  • Stufa alogena: in questa definizione rientrano i prodotti che producono calore sfruttando apposite lampade che sviluppano un calore continuo e diffuso. Tra le più famose, c’è infatti la stufa alogena che sfrutta le lampade al quarzo. Questo minerale ben si presta ad essere sfruttato per farsi attraversare dalla corrente elettrica in quanto genera un’ottima quantità di calore. D’altro canto, le stufe che sfruttano delle lampade in minerale, appartengono a classi di prezzo leggermente superiori. In altri termini, sono i modelli più impegnativi in quanto presentano appunto la presenza di minerali nobili.
  • Stufa a resistenza: com’è facile intuire in tal caso, qui si sfrutta il passaggio di corrente lungo una resistenza metallica. Le stufe a resistenza sono i prodotti tra i più economici in quanto non comprendono meccanismi complicati o materiali costosi per la loro fabbricazione. È il caso di citare però la presenza di modelli che si sono via via impreziositi nel tempo con rivestimenti in ceramica. Questo materiale è usato allo scopo di diffondere meglio il calore e di ventole per aiutare l’aria calda a espandersi nell’ambiente.
  • Stufa a infrarossi: di più recente sviluppo, questo modello sta lentamente conquistando porzioni di mercato a danno delle stufe a resistenza. Questo perché i raggi infrarossi emessi dalla stufetta rilasciano un calore molto più equilibrato e diffuso. I raggi infrarossi producono calore solo al contatto con un oggetto come il pavimento o un corpo umano. La dispersione del calore qui è pressoché minima.

In questa prima parte è possibile fare un primo distinguo. In termini di consumi elettrici, è doveroso porre al primo posto le stufe a resistenza in quanto consumano molto di più a fronte di pari quantità di calore emesso. Seguono poi le alogene mentre quelle meno energivore e più convenienti sono quelle ad infrarossi.

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I fattori che influenzano il consumo

Dopo aver compreso i meccanismi di funzionamento, veniamo ora all’analisi dei consumi. Per eseguire un esame attento e accurato, è necessario comprendere ogni elemento. Sono molti i fattori che generano una maggiorazione nell’assorbimento energetico e quindi un relativo costo in più in bolletta. I fattori che entrano in gioco sono diversi:

  • Tipologia di apparecchio: come accade per ogni prodotto, una release più recente è alla base di un consumo maggiormente ottimizzato e quindi meno energivoro. I prodotti più datati sono destinati a consumare di più e il trend peggiorerà nel tempo. Ecco perché si consiglia sempre di aggiornare i propri apparecchi e quindi anche la propria stufa elettrica. In tal caso, le “vecchie” stufe a resistenza sono state gradualmente sostituite dalle moderne stufe ad infrarossi o dai modelli alogeni.
  • Le dimensioni degli ambienti: tralasciando per un momento la stufa in sé, è doveroso considerare l’estensione degli ambienti da riscaldare. La dimensione delle stanze è direttamente proporzionale al consumo in termini economici in quanto più grandi sono gli ambienti e più energia occorrerà per climatizzarli. Nel caso delle stufe elettriche, bisogna chiarire che questi prodotti nascono come supporti al riscaldamento di porzioni della casa e non come sistemi generali di climatizzazione interna. Ecco perché le soluzioni che si palesano in tal senso sono due: riscaldare piccole porzioni di casa o dotarsi di due o tre stufe da adibire al riscaldamento dei relativi ambienti.
  • Isolamento termico della casa: l’isolamento è il secondo fattore prettamente abitativo e strutturale che influisce, in molti casi in modo latente, sulle prestazioni in termini di riscaldamento e quindi sulla bolletta della corrente elettrica di casa.  Se un ambiente presenta dei muri che non hanno ricevuto una schermatura termica adeguata, non sarà possibile riscaldarlo per un periodo di tempo sufficiente in quanto la dispersione termica influirà negativamente sulla percezione del calore interno. Oltre a non essere economicamente sostenibile, questa situazione potrebbe portare in poco tempo alla formazione di muffe e condense. Meglio quindi provvedere in prima battuta all’isolamento termico della casa per poi riscaldarla con una stufa elettrica.
  • Classe energetica: per verificare i consumi energetici, in molti casi è sufficiente verificare la classe energetica che caratterizza la stufa. Meglio optare per classi energetiche superiori come la classe A e successive come la A+.

Stufa elettrica: quali sono i consumi reali

In media le stufe elettriche con meccanismo a resistenza vengono classificate con consumi reali che vanno dai 300 ai 2.000 Watt. I modelli più diffusi sono quelli mediani con un consumo di 1 kilowatt. Con il costo dell’energia elettrica che mediamente viene conteggiato a 0,50 centesimi per kilowattora, si può facilmente calcolare che per riscaldare un ambiente per 4 ore si spenderà €2,04 al giorno oppure €61,2 euro al mese.

Le stufe alogene o a infrarossi, presentano un risparmio sufficientemente rilevante sotto il profilo dei consumi. In questo caso ci si assesta su un consumo di 800 watt o 0,8 kilowattora che tradotti in costi equivalgono a €31,8 al mese. Optando per una stufa al quarzo, invece, i consumi sono di poco inferiori. Si tratta di 700 watt o 0,7 kilowattora. In un mese, quindi, con un’accensione di 4 ore al giorno, si spenderanno €42.

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Michele Guglielmi

Scrivo di tecnologia, da sempre appassionato di tutto ciò che riguarda l'innovazione e il vivere smart.

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